Tra fuochi e "ciammelle"

Il cerchio è la perfezione, la pienezza, l’armonia; Il giorno, la notte, le stagioni che si susseguono, la vita, la morte…

I pani rituali, ricordano la ciclicità delle cose. Si portano in dono al Santo raccomandando il raccolto, la salute, la prosperità.

Nella nostra tradizione le ciambelle sono dedicate ai momenti più importanti dell’anno; l’anice, elemento che fa distinguere il pane quotidiano da quello del momento straordinario, allontana le energie negative, rischiarando la mente, anche l’intestino!

Tra sacro e profano ci accingiamo a preparare un pane buonissimo che, per via della sua preparazione e cottura, ci permetterà di poterlo conservare per giorni.

 Lo si teneva nella dispensa utilizzandolo come alimento taumaturgico.

Nell’Umbria meridionale era uso accostare al “fuoco purificatore, catartico” il pane devozionale.

Le "intusse" o "antusse" sono torce che gli uomini preparavano per portare in processione, la preparazione delle intusse erano e sono (nei pochi luoghi che ancorano si fanno) costruite dagli uomini , mentre le ciammelle sono preparate dalle donne. I ruoli di genere sono ancor oggi rispettati. 

Mia nonna tornava a casa nei giorni di festa  con la “ciammella” benedetta. Non se ne facevano di questi pani in casa mia, li prendevano fuori dalla chiesa, come da usanza. Al massimo si preparavano le ciambelline dolci, ma questa è altra tradizione.

La ciammella non ha una ricetta precisa e scritta, come tutte le vecchie ricette, si tramandano per via orale, guai a chiedere la quantità, la risposta è sempre la stessa. “lo vedi... ad occhio”.

Provo a scrivere le dosi e il procedimento ma preparatevi ad una preparazione lenta e meticolosa, se fatta in compagnia sicuramente viene meglio.

300 g Farina 100 ml Acqua (tiepida) 50 ml Olio EVO 25 ml Vino bianco 10 g Lievito di birra fresco 7 g Semi di anice 7 g Sale fino

mettete a bagno l'anice nel vino, (io preferisco metterlo a bagno per una notte) 
sciogliete il lievito nell'acqua tiepida, mi raccomando non calda! aggiungete la farina, l'olio, il vino e l'anice infine il sale. Impastate tutto con cura, lasciate lievitare, coperto per due/tre ore, l'impasto deve raddoppiare. A questo punto mettete una pentola con dell'acqua a bollire, preparate le ciambelle (dovrebbero uscirne 7/8), una volta pronte gettatele nell'acqua bollente leggermente salata, quando saliranno a galla, prendetele con una schiumarola, adagiatele sopra ad una gratella e fate riposare mentre il forno raggiungerà la temperatura di 180°. Raggiunta la temperatura, infornate le ciambelle e lasciatele cuocere per circa mezz'ora, o meglio, fino alla loro doratura. 

La doppia cottura le rende friabili e permette di conservarle per alcuni giorni, il procedimento della doppia cottura è come quella dei taralli...

Io utilizzo la farina 1 o 2, mai la 00, raramente la 0. Spesso utilizzo il lievito madre ma iniziamo con piccoli passi e non complichiamoci la vita! Non utilizzate vino di bassa qualità, anche quando si utilizza in cucina il vino può fare la differenza. L'olio deve essere buonissimo per non compromettere il risultato e il sapore finale

La foto è di @Roberto Pileri